Il Registro dei titolari effettivi torna al centro dell’agenda antiriciclaggio italiana dopo la svolta arrivata dalla Corte di giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza del 21 maggio 2026, i giudici di Lussemburgo hanno respinto le contestazioni avanzate da diverse società fiduciarie italiane, confermando la compatibilità della normativa nazionale con il diritto europeo. Ora però l’ultima parola spetta al Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sulla riattivazione operativa del sistema.
La decisione della Corte Ue rappresenta un passaggio chiave in un contenzioso che dura da oltre due anni e che aveva portato alla sospensione del registro italiano dei titolari effettivi, strumento introdotto per rafforzare la trasparenza societaria e contrastare riciclaggio, evasione e utilizzo opaco delle strutture societarie.
Cosa ha deciso la Corte Ue
La sentenza riguarda le cause riunite C-684/24 e C-685/24 e affronta diversi punti contestati dalle fiduciarie italiane. In particolare, la Corte ha stabilito che:
- i mandati fiduciari possono essere assimilati agli istituti giuridici affini ai trust;
- l’accesso ai dati del registro è legittimo se subordinato alla dimostrazione di un “interesse legittimo”;
- il sistema italiano non viola i principi europei sulla tutela della privacy e dei dati personali;
- le Camere di commercio possono continuare a gestire le richieste di accesso e le eventuali deroghe.
Secondo i giudici europei, il bilanciamento tra esigenze di trasparenza e tutela della riservatezza risulta compatibile con la normativa Ue, soprattutto dopo le modifiche introdotte a livello europeo in seguito alla sentenza del 2022 che aveva bocciato l’accesso indiscriminato del pubblico ai registri della titolarità effettiva.
Il nodo del Consiglio di Stato
Nonostante il pronunciamento europeo, il registro resta formalmente sospeso. Sarà infatti il Consiglio di Stato a dover recepire le indicazioni della Corte Ue e decidere se riattivare definitivamente il sistema.
Il contenzioso era nato dopo i ricorsi presentati contro il decreto ministeriale n. 55/2022, che aveva introdotto in Italia il registro dei titolari effettivi in attuazione delle direttive antiriciclaggio europee. Nell’ottobre 2024 il Consiglio di Stato aveva sospeso i giudizi e rinviato sei questioni pregiudiziali alla Corte di giustizia dell’Unione europea.
In attesa della nuova decisione amministrativa, restano congelati:
- gli obblighi di comunicazione;
- le verifiche e i controlli;
- le sanzioni;
- l’accesso ordinario alle informazioni contenute nel registro.
Oltre 1,3 milioni di pratiche da riallineare
La possibile riattivazione del registro comporterebbe un impatto operativo enorme. Secondo le stime circolate tra Unioncamere e operatori del settore, saranno circa 1,3 milioni le pratiche da aggiornare o riallineare una volta riaperti i termini.
Le comunicazioni riguardano società di capitali, trust, enti giuridici privati e soggetti assimilati tenuti a indicare il proprio titolare effettivo ai fini della normativa antiriciclaggio. Molte pratiche erano state predisposte nel 2023, prima della sospensione del sistema, e potrebbero ora richiedere aggiornamenti documentali e nuove verifiche.
Il rischio, secondo professionisti e associazioni di categoria, è quello di un forte congestionamento delle Camere di commercio e degli studi professionali chiamati a gestire le nuove scadenze.
Pressioni europee sull’Italia
La questione assume anche una dimensione politica europea. L’Italia è infatti tra i Paesi finiti sotto osservazione da parte della Commissione europea per il ritardo nell’attuazione completa delle norme AMLD6 sull’accesso ai dati della titolarità effettiva. Nel 2025 Bruxelles aveva avviato una procedura di infrazione contro undici Stati membri, inclusa l’Italia.
Nel frattempo il governo ha già predisposto interventi normativi per ridefinire le modalità di accesso al registro e limitare la consultazione ai soggetti qualificati portatori di un interesse legittimo, cercando di allineare il sistema italiano ai nuovi standard europei in materia di privacy e trasparenza finanziaria.
La decisione del Consiglio di Stato, attesa nelle prossime settimane, potrebbe quindi segnare la riapertura definitiva del registro e l’avvio di una nuova fase per gli obblighi antiriciclaggio in Italia.















