Le imprese hanno pochi giorni per adeguarsi alle nuove regole sulla tutela penale dell’ambiente. Con il decreto legislativo n. 81/2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 maggio ed efficace dal 2 giugno, il legislatore recepisce la direttiva europea 2024/1203 e rafforza in modo significativo il sistema di contrasto ai reati ambientali.
La riforma introduce nuove fattispecie di reato, amplia il catalogo dei reati presupposto rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli enti e inasprisce il quadro sanzionatorio, con conseguenze potenzialmente rilevanti per aziende, amministratori e dirigenti.
Tra le novità più rilevanti figura il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti, che colpisce l’immissione sul mercato di prodotti il cui utilizzo provochi danni significativi e misurabili all’ambiente, agli ecosistemi o alla biodiversità. Il decreto interviene inoltre sui reati ambientali già esistenti, prevedendo aggravanti più severe e un rafforzamento delle misure di confisca.
L’impatto maggiore riguarda però la compliance aziendale. Il provvedimento estende infatti la responsabilità degli enti prevista dal decreto legislativo 231/2001, ampliando l’elenco dei reati ambientali che possono determinare sanzioni amministrative a carico delle società. In caso di violazione, oltre alle sanzioni pecuniarie, le imprese possono essere esposte a misure interdittive e limitazioni operative.
Per questo motivo gli esperti invitano le aziende a verificare tempestivamente l’adeguatezza dei propri modelli organizzativi 231. Sarà necessario aggiornare la mappatura dei rischi ambientali, rafforzare i controlli interni, rivedere le procedure relative alla gestione dei rifiuti e monitorare con maggiore attenzione la filiera dei fornitori e dei partner commerciali.
Particolare attenzione dovranno prestare le imprese operanti nei settori manifatturiero, logistico, edilizio e nella gestione dei rifiuti, ma gli effetti della riforma coinvolgeranno anche tutte le realtà che producono, importano o commercializzano beni potenzialmente impattanti sull’ambiente.
L’obiettivo della normativa è rafforzare la prevenzione e il contrasto della criminalità ambientale, allineando l’ordinamento italiano agli standard europei. Per le imprese, tuttavia, la novità si traduce soprattutto in un rafforzamento degli obblighi organizzativi e di controllo, con la necessità di intervenire rapidamente sui sistemi di compliance per evitare pesanti conseguenze economiche e reputazionali















