Più garanzie per i migranti e un riconoscimento concreto del ruolo dei legali. È questa la richiesta che arriva da una parte dell’avvocatura italiana in merito ai programmi di rimpatrio volontario assistito (RVA), strumenti sempre più utilizzati per favorire il rientro nei Paesi di origine con supporto economico e logistico.
Al centro del dibattito c’è la necessità di rafforzare la presenza degli avvocati in tutte le fasi del procedimento. Secondo i professionisti del settore, il coinvolgimento legale dovrebbe essere sistematico, non occasionale, per assicurare che la scelta del rimpatrio sia realmente libera e consapevole. In molti casi, infatti, si teme che le persone possano aderire ai programmi senza una piena comprensione dei propri diritti o delle alternative disponibili.
“Non si tratta di ostacolare le procedure, ma di garantire che siano corrette e trasparenti”, sottolineano fonti dell’avvocatura, evidenziando come la consulenza legale possa prevenire contenziosi e rafforzare la legittimità delle decisioni.
Un altro nodo riguarda i compensi. Attualmente, lamentano diversi avvocati, le prestazioni legate ai RVA non sono sempre adeguatamente remunerate o finanziate. In alcuni casi i compensi risultano insufficienti rispetto alla complessità delle pratiche, mentre in altri manca del tutto una copertura economica chiara. Da qui la richiesta di introdurre tariffe minime garantite e fondi dedicati, così da rendere sostenibile l’attività professionale.
I programmi di rimpatrio volontario assistito sono promossi anche da organizzazioni internazionali come l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che ne evidenziano il carattere volontario e la funzione di alternativa ai rimpatri forzati. Tuttavia, proprio la delicatezza del contesto — che coinvolge spesso persone in condizioni di vulnerabilità — rende cruciale, secondo i legali, un sistema di tutele più robusto.
Non mancano le perplessità. Alcuni osservatori ritengono che un maggiore coinvolgimento degli avvocati possa rallentare le procedure e aumentarne i costi. Ma per chi sostiene la riforma, il punto è un altro: senza adeguate garanzie, il rischio è che la volontarietà resti solo formale.
Il confronto resta aperto, in un equilibrio complesso tra efficienza amministrativa e tutela dei diritti fondamentali. E mentre il numero dei programmi di rimpatrio cresce, la questione del ruolo degli avvocati si impone sempre più al centro del dibattito pubblico















