La trasparenza del debitore diventa condizione decisiva per accedere agli strumenti di regolazione della crisi. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha infatti ribadito che l’imprenditore in sovraindebitamento non può limitarsi a rappresentare il semplice stato passivo dell’azienda, ma deve fornire una ricostruzione completa delle cause che hanno determinato il dissesto.
Il principio si inserisce nel solco interpretativo sempre più rigoroso adottato dalla giurisprudenza sul concordato in continuità e sulle procedure previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Secondo i giudici, la procedura non può trasformarsi in uno “scudo automatico” contro i creditori: serve invece una piena disclosure patrimoniale, finanziaria e gestionale.
Nel mirino della Suprema Corte finiscono soprattutto le omissioni informative. L’imprenditore individuale che richiede l’accesso alla procedura deve chiarire in modo dettagliato:
- le ragioni dell’indebitamento;
- la genesi della crisi aziendale;
- le operazioni economiche che hanno aggravato il dissesto;
- l’eventuale depauperamento del patrimonio;
- la sostenibilità del piano di continuità proposto ai creditori.
La Cassazione sottolinea che completezza, chiarezza e attendibilità delle informazioni costituiscono presupposti essenziali per consentire al tribunale e ai creditori di verificare la reale fattibilità del piano e la correttezza del comportamento del debitore.
L’orientamento emerge anche dalle più recenti pronunce in materia di sovraindebitamento, dove la Corte ha evidenziato il ruolo centrale della relazione dell’Organismo di composizione della crisi (Occ), chiamato a ricostruire le cause dell’indebitamento e la diligenza adottata dal debitore nell’assunzione delle obbligazioni.
Per i giudici di legittimità, dunque, non basta dimostrare la convenienza economica del concordato. Occorre anche offrire un quadro informativo trasparente e verificabile, senza zone d’ombra sui comportamenti che hanno portato alla crisi.
Un’impostazione che rafforza il principio di responsabilizzazione dell’imprenditore e che punta a evitare utilizzi meramente dilatori delle procedure concorsuali, già censurati in altre recenti decisioni della Suprema Corte.















