Il panorama imprenditoriale italiano sta attraversando una metamorfosi profonda, segnata da un netto passaggio verso modelli societari più agili e meno onerosi.
Al centro di questa rivoluzione si pongono le srl semplificate (srls), che si avviano a tagliare il traguardo del mezzo milione di unità. Il perchè di tale scelta da parte di molti imprenditori individuali sta nel beneficio della limitazione della responsabilità.
Parallelamente all’ascesa delle semplificate, si assiste alla crisi strutturale delle imprese individuali e delle società di persone. Le prime hanno perso oltre 300.000 unità in un decennio, spinte dalla convenienza di migrare verso la responsabilità limitata offerta dalle srls.
Nel dettaglio le società in nome collettivo (snc) vivono un declino cronico, con una riduzione del 34% in dieci anni, mentre resistono meglio le società in accomandita semplice (sas), che per la prima volta hanno superato numericamente le snc grazie a vantaggi contributivi e alla flessibilità nella gestione delle responsabilità.
Un capitolo a parte, nell’ambito delle società di persone, meritano le società semplici, che vivono una stagione di rinnovato vigore: con una crescita del 40% nel decennio, questo modello è diventato il rifugio privilegiato per le attività agricole e la gestione immobiliare, complici anche le recenti agevolazioni fiscali per le trasformazioni societarie. È premiante per queste società la snellezza operativa, il mancato obbligo di redazione del bilancio e la mancanza della attrazione alle procedure e quindi ai reati concorsuali. Da tener presente che molte di queste società non sono registrate, per cui il numero reale è in realtà molto più alto di quello che risulta dai numeri di Unioncamere.
Sul fronte delle grandi strutture, le società per azioni (spa) sembrano aver arrestato l’emorragia di chiusure degli anni passati. Dopo essersi quasi dimezzate nell’ultimo ventennio a causa dei costi di controllo e della riforma del diritto societario, le spa mostrano oggi una sostanziale stabilità, confermandosi come la veste d’elezione per le realtà di maggiori dimensioni.
Al contrario, appare più appannato il comparto della cooperazione e dei consorzi: se le cooperative ordinarie restano stabili, i consorzi soffrono una flessione costante, segnata da tassi di inattività molto elevati che ne minano la vivacità nel tessuto economico nazionale.















