L’evoluzione del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII) conferma il definitivo superamento della tradizionale impostazione liquidatoria a favore di una logica orientata alla conservazione del valore aziendale e alla continuità dell’impresa. In tale contesto assume particolare rilevanza il cosiddetto “doppio test” di risanabilità, destinato a verificare, in due momenti distinti, la concreta possibilità di recupero dell’equilibrio economico-finanziario dell’impresa.
La verifica si colloca soprattutto nell’ambito della composizione negoziata della crisi, istituto che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa tra gli strumenti di regolazione della crisi. I dati Unioncamere evidenziano infatti un costante incremento del ricorso alla procedura quale strumento privilegiato per il recupero delle imprese in difficoltà.
Il test preliminare: la valutazione ex ante
La prima verifica riguarda la ragionevole perseguibilità del risanamento.
L’imprenditore, assistito dai propri consulenti, è chiamato a valutare se l’impresa disponga ancora di adeguate prospettive di continuità e se i flussi finanziari prospettici siano idonei a sostenere il percorso di riequilibrio. La finalità non è quella di accertare l’assenza della crisi, bensì di comprendere se essa possa essere affrontata mediante interventi correttivi realistici.
In questa fase assumono rilievo:
- la struttura dell’indebitamento;
- la capacità di generare cassa;
- la sostenibilità finanziaria nel medio periodo;
- l’esistenza di un mercato di riferimento ancora profittevole;
- la disponibilità dei creditori ad avviare trattative.
Il test preliminare rappresenta dunque una valutazione prognostica volta a evitare l’attivazione di procedure destinate sin dall’origine all’insuccesso.
Il test successivo: la verifica ex post del piano
La seconda verifica interviene dopo l’elaborazione del progetto di risanamento.
Una volta individuate le misure correttive – quali ristrutturazione del debito, moratorie, nuova finanza, dismissioni di asset non strategici, riorganizzazione aziendale o accordi con i creditori – occorre verificare se tali interventi siano effettivamente idonei a ripristinare l’equilibrio dell’impresa.
L’analisi si concentra sulla coerenza tra le misure prospettate e i risultati attesi, valutando:
- la sostenibilità economica del piano;
- la capacità di rimborso dei debiti;
- il mantenimento della continuità aziendale;
- la ragionevolezza delle assunzioni poste a base delle proiezioni finanziarie;
- l’assenza di squilibri destinati a ripresentarsi nel breve periodo.
La valutazione ex post costituisce quindi un controllo di attendibilità del piano, finalizzato a verificare che il risanamento non sia meramente teorico ma concretamente realizzabile.
Il ruolo dell’esperto nella composizione negoziata
Nel percorso di composizione negoziata il ruolo dell’esperto indipendente assume particolare importanza. Egli non sostituisce l’imprenditore nelle scelte gestionali, ma valuta la serietà del percorso di risanamento e facilita il dialogo con i creditori.
La sua attività si fonda proprio sulla verifica della concreta perseguibilità del risanamento, elemento che rappresenta il presupposto essenziale per il buon esito delle trattative. La crescente diffusione della composizione negoziata dimostra come il legislatore abbia privilegiato strumenti di emersione anticipata della crisi rispetto agli interventi tipicamente liquidatori.
Profili applicativi e prospettive
L’introduzione di un sistema basato su una duplice verifica di fattibilità risponde all’esigenza di aumentare l’affidabilità dei processi di ristrutturazione aziendale.
Il “doppio test” consente infatti di selezionare le situazioni effettivamente recuperabili e di concentrare le risorse negoziali e finanziarie sulle imprese che presentano concrete possibilità di continuità. In tal modo si riduce il rischio di utilizzo improprio degli strumenti di regolazione della crisi e si rafforza la tutela dei creditori, dei lavoratori e del mercato.
La prospettiva europea, inoltre, continua a valorizzare i meccanismi di ristrutturazione preventiva e gli strumenti di allerta precoce, confermando la centralità della valutazione anticipata della sostenibilità aziendale quale cardine delle future riforme del diritto della crisi.
Conclusioni
La logica del doppio test rappresenta una delle espressioni più significative della moderna cultura del risanamento. La verifica iniziale della possibilità di recupero e il successivo controllo sull’efficacia del piano costituiscono momenti complementari di un unico processo volto alla salvaguardia della continuità aziendale.
Nel sistema delineato dal CCII, il successo del risanamento non dipende soltanto dall’emersione tempestiva della crisi, ma anche dalla capacità di dimostrare, con dati oggettivi e proiezioni attendibili, che l’impresa possiede ancora le condizioni per permanere sul mercato in modo sostenibile.















